La Sindone Stampa E-mail

INTRODUZIONE

I. Dove finì la sindone dopo il 9 aprile del 30 d.C.?

II. La notizia del Vangelo degli Ebrei

III. La sindone a Gerusalemme 

IV. Le ricerche dell'ENEA

V. Scritte ebraiche sulla Sindone?

 

INTRODUZIONE

Quanti fiumi d’inchiostro sono stati versati per cercare di accertare o smentire l’autenticità della reliquia più preziosa del cristianesimo! Un reperto talmente importante, che ha originato perfino una scienza chiamata “sindonologia” e degli esperti – i sindonologi – che si dedicano con una passione davvero ammirevole allo studio di questo telo di lino.

La parola italiana sindone deriva dal termine greco “sindon” che viene usata dai tre evangelisti sinottici – Matteo, Marco e Luca – per indicare il telo di lino con cui fu avvolto in fretta il corpo di Gesù una volta calato dalla croce.

Qui sta il problema: la Sindone di Torino è il la “sindone” di cui parlano i vangeli sinottici? Oppure è un manufatto medievale?

Sono pochissimi i Biblisti che prendono in considerazione questo eccezionale reperto per capire cosa sia avvenuto dentro il sepolcro di Gesù. Il loro scetticismo è dovuto all’origine medievale della Sindone di Torino, che sarebbe stata accertata dall’esame al carbonio 14. L’estrema importanza della sindone risiede, principalmente, nell’immagine impressa nel telo ...


 

I - Dove finì la sindone dopo il 9 aprile del 30 d.C.?

Questa è una delle principali domande che mi pongo nel mio libro riguardanti la sindone in relazione a quanto sarebbe accaduto dentro il sepolcro di Gesù. Dal racconto del vangelo di Giovanni - oggi notevolmente rivalutato dagli studiosi come fonte storica - apprendiamo che nella tomba vuota Pietro e Giovanni trovarono due teli di lino: la sindone e il sudario (leggi Giovanni cap. 20). In realtà, Giovanni chiama la sindone "othonia", una parola greca che può significare anche teli di lino.

In realtà, il termine greco "othonia" coincide con il termine "sindon" del vangelo di Luca (cfr. Luca cap. 23, vers. 53). "Othonia" indicherebbe che un unico telo di lino avvolgeva - girando all'altezza del capo - l'intero corpo di Gesù. 

Pietro e Giovanni, dopo aver visto i teli di lino dentro il sepolcro, se tornarono a casa, dice il vangelo di Giovanni. Probabilmente per "casa" dobbiamo intendere la sala dove si svolse l'ultima cena. E' verosimile che i due apostoli abbiano lasciato lì nel sepolcro gli indumenti che erano appartenuti al loro Signore? Come si fa a rispondere a questa domanda? I vangeli, infatti, tacciono completamente sul destino degli indumenti sepolcrali di Gesù dopo il 9 aprile d.C. 

Se i vangeli canonici - ossia Matteo, Marco, Luca e Giovanni - tacciono completamente, non così un importante vangelo apocrifo: il vangelo degli Ebrei. Cosa si dice in questo vangelo?


 

II - La notizia del Vangelo degli Ebrei

Girolamo era un erudito che viveva a Roma ai tempi di papa Damaso. Ad un certo punto della sua vita, per sottrarsi dai giochi del potere ecclesiastico romano, si trasferì a Betlemme. Per scrivere i suoi libri frequentava una delle più importanti biblioteche dell'antichità classica,a Cesarea Marittima, fondata dallo stesso Origene. Girolamo è famoso soprattutto per aver tradotto la bibbia in latino, attingendo da manoscritti greci ed ebraici: la Vulgata, la versione biblica che la Chiesa adottò ufficialmente come testo sacro ad uso liturgico. Tuttavia, Girolamo è noto anche per aver scritto un'altra importante opera, dedicata ai personaggi più illustri dell'antichità: De Viris illustribus ("sugli uomini illustri").

In quest’opera, Girolamo riporta in latino un piccolo brano del perduto Vangelo degli Ebrei che probabilmente aveva consultato più volte nella biblioteca di Cesarea Marittima: «Dopo aver dato la sindone (in latino “sindon”, n.d.r.) al servo del sacerdote, il Signore andò da Giacomo e gli apparve».Questo vangelo era probabilmente una delle fonti (perdute) che gli evangelisti usarono per comporre i loro vangeli, insieme al Vangelo ebraico di Matteo che forse si trovava anch'esso nella biblioteca di Cesarea Marittima.

Il brano in cui è inserita questa preziosa testimonianza riguarda principalmente Giacomo, il "personaggio illustre" che fu il primo vescovo di Gerusalemme e parente stretto di Gesù. In questo brano leggiamo:«Dopo aver dato la sindone (in latino sindon) al servo del sacerdote, il Signore andò da Giacomo e gli apparve». Il linguaggio del vangelo degli ebrei è sicuramente colorito di sfumature leggendarie che appartenevano al modo di pensare tipico dei primi secoli cristiani. Tuttavia da questo brano possiamo ricavare delle notizie preziose, difficilmente trascurabili.

Per Girolamo, il termine latino sindon traduceva sicuramente l’omonima parola greca (sindon). Girolamo, infatti, aveva tradotto così anche il termine menzionato nel vangelo di Luca (cap. 23, vers. 53) che, a sua volta, corrispondeva al termine usato da Giovanni per indicare non le bende, ma il lenzuolo con cui fu avvolto il corpo di Gesù (Giovanni cap. 19, vers. 40). Girolamo, così, alludeva probabilmente al telo di lino che Pietro e Giovanni videro dentro la tomba. Ma il vangelo degli Ebrei potrebbe dirci anche indirettamente dove si trovava la sindone subito dopo la sua scoperta!


 

III - La sindone a Gerusalemme

Dalla notizia di Girolamo potremmo così ricavare che la sindone non restò dentro il sepolcro di Gesù, ma fu probabilmente prelevata da qualche discepolo da Gesù e conservata in qualche luogo della Palestina, probabilmente a Gerusalemme. 

SUll'identità di questo "servo del sacerdote" è praticamente inutile discutere, riguardo però all'apparizione di Gesù a Giacomo abbiamo la testimonianza di Paolo nella sua lettera ai Corinzi (cap. 15, vers. 3-7). Girolamo non dice nulla se il lenzuolo recasse già l'immagine che caratterizza la Sindone di Torino. Tuttavia, gli studi dell'ENEA riportati nel mio libro, attestano la possibilità che l'immagine sindonica non si sia formata subito, ma dopo un certo periodo di tempo, grazie all'esposizione del tessuto ad una temperatura ambientale di certo superiore al venti gradi, considerato il periodo di primaveva inoltrata. 

Non è quindi da escludere che dopo il 9 aprile del 30 d.C., la sindone si trovasse in Palestina, conservata in qualche luogo e forse nella stessa Gerusalemme. Tutto quello che accadde dopo è assai più congetturale. Oltre, comunque, a questa antichissima notizia del Vangelo degli Ebrei, siamo in possesso di documentazione riguardante la presenza della Sindone ad Edessa, nel 544.

Nel mio libro non mi interesso del destino della sindone dopo il 9 aprile del 30 d.C. - quando Gesù resuscitò - quanto invece dell'origine dell'immagine impressa sulla sindone. E' verosimile che l'immagine della Sindone di Torino si sia prodotta grazie ad un'emissione straordinaria di luce? Perciò dobbiamo tornare ai preziosi esperimenti dell'ENEA.


 

IV - Le ricerche dell'ENEA

Nello scorso mese di dicembre 2012, la stampa ha dato ampio e meritato risalto alle ricerche dell'ENEA condotte dal 2005 al 2010. Queste ricerche (clicca qui) insieme alle altre del passato dimostrerebbero ormai che il "fenomeno" Sindone non è riproducibile in laboratorio, poiché esso è il risultato di una concomitanza di una quantità imprecisabile di fattori, che solo in minima parte sono conosciuti dalla scienza.

La luce della trasfigurazione di natura pulsante e simile a quella del fulmine (clicca qui) appare simile a quella riprodotta dal laser ad eccimeri del laboratorio ENEA di Frascati. Per produrre una coloritura del tessuto che si avvicini sia pur lontanamente a quella riscontrata sulla Sindone di Torino, occorre bombardare un centimetro quadro di lino con un raggio ultravioletto della potenza di 16 milioni di watts per centimetro quadro, per una durata di circa 32 miliardesimi di secondo.

Si tenga poi conto che, per irraggiare un tessuto di lino grande come un nostro lenzuolo occorrerebbe non un singolo raggio laser, ma un fascio di luce grande quanto un corpo umano normale! Inoltre, occorrerebbe bombardare il lino non con le frequenze del raggio ultravioletto, ma con frequenze ancora minori ... cosa attualmente impossibile.

Un raggio laser, dunque, che riproduce parte della gamma dei raggi del sole e che sono di natura pulsante, come i fulmini. Caratteristiche sovrapponibili alla natura della luce della trasfigurazione così come viene descritta dagli evangelisti e come dimostro ampiamente nel mio libro (cfr. Matteo 17, 2 e Lc 9,29).

Insomma, i racconti evangelici non solo dei testi letterari, ma descrivono fenomeni che la scienza di oggi - almeno certa parte di essa e con tutti i suoi limiti - può cercare di riprodurre. L'importante è che si affronti questo tipo di ricerche con uno spirito di grande umiltà, consapevoli che il divino sfugge e sfuggirà sempre a qualsiasi tentativo di spiegazione che pretenda di mettere la parola fine su questioni come quelle che affronto ne Il Libro segreto di Gesù.


 

V - Scritte ebraiche sulla Sindone?

Nel 2010 è uscito in Francia un volume scritto da Thierry Caste - mio amico - ed alcuni suoi colleghi dal titolo Le linceul de Turin, Docteur angélique 2010.

In questo libro, alle pagg. 187-191, riporto la mia ipotesi sulla presenza di alcune lettere ebraiche in corrispondenza della parte anteriore del collo dell'uomo della sindone. Nel libro sostengo che solo alcune lettere siano effettivamente visibili di quello che poteva essere un testo di alcune linee. Si tratta della parola matsanu o matsa ki che significano, rispettivamente "abbiamo trovato" oppure "egli trovò, poiché".  Se questa ipotesi dovesse essere confermata, avremmo una prova concreta dell'origine palestinese del telo sindonico di Torino.

Due anni fa ho inviato una lettera a Mons. Ghidelli, chiedendogli di poter condurre degli esperimenti sulle fotografie ad alta risoluzione HAL9000, per verificare su fotografie di qualità così alta la presenza di queste lettere. Purtroppo, non ho ricevuto ancora risposta. Purtroppo, mi vedo costretto a denunciare questo fatto, poiché queste fotografie sono veramente importanti per confermare o smentire tante ipotesi sulla sindone formulate in questi ultimi anni.

Siccome ritengo che la ricerca sull'immagine sindonica sia importante per tutta l'umanità e non solo per i cristiani, chiedo a tutti di condividere il più possibile questo mio appello, affinché si possa presto condurre tutte le indagini necessarie su queste fotografie che riproducono in un modo eccezionalmente realistico l'immagine corporea della Sindone di Torino.

 

AddThis Social Bookmark Button
 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna