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| I MISTERI DELLA RISURREZIONE |
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INTRODUZIONE I. La resurrezione nelle grandi religioni del mondo II. Cosa significa la parola "resurrezione"? III. I protagonisti della resurrezione: Dio e Gesù IV. La luce
INTRODUZIONE Percercare di capire cosa sia avvenuto dentro il sepolcro di Gesù non dobbiamo pensare ad una improbabile sospensione delle leggi di natura, ma ad una loro straordinaria concomitanza. I misteri della resurrezione – ossia tutto ciò che è accaduto a Gesù dopo la sua morte – sono legati ad un incrocio di fenomeni che l’uomo conosce solo in minima parte. In tal senso, il soprannaturale non è qualcosa che va oltre la natura, che in qualche modo ne contraddice le leggi. Leggendo il testo di il primo capitolo della Bibbia – Genesi 1 – possiamo facilmente notare che gli elementi del cosmo non solo vengono creati, ma si indica anche la funzione che essi hanno nell’universo. Ciò significa che Dio creò il cielo, la terra e le leggi che presiedono al funzionamento di ogni cosa. Proprio per questo motivo, nel mondo possono prodursi degli eventi che noi definiamo “soprannaturali” non perché sono innaturali, ma perché si verificano grazie ad una concomitanza di leggi naturali in gran parte (ancora) sconosciute all’uomo. Dio perciò non interviene modificando il corso naturale delle cose, ma in qualche modo producendo una straordinaria coincidenza di fenomeni naturali interagenti in virtù delle leggi che li governano. Quando perciò nel mio libro indago sul “momento della resurrezione” cerco di mettere insieme tutti i reperti e gli indizi che sono a nostra disposizione valutando soprattutto il modo in cui essi interagiscono. Del resto, anche il fenomeno della resurrezione – più di ogni altro mistero – ha degli aspetti che su cui è possibile indagare ed altri che invece si sottraggono costantemente allo studio dell’uomo. Occorre però essere fiduciosi che, man mano che la scienza progredisce, sarà possibile far sempre più luce su ciò che ancora è immerso nel buio.
I - La resurrezione nelle grandi religioni del mondo Quasi tutte le religioni del mondo antico dicono che, dopo la vita terrena, la parte spirituale dell’uomo continua ad esistere in un altro mondo, più o meno diverso dal nostro. Questa credenza nasce, in parte, dall’impossibilità di considerare la morte come la fine di tutto ciò che siamo ed è dimostrata dalla venerazione per i defunti attestata fin dalla più remota antichità. A Gerico – famosa città dell’Israele Antico – gli archeologi hanno riportato alla luce dei teschi adornati con cura e risalenti a ben diecimila anni fa! Anche nell’Antico Egitto, si credeva che gli uomini e le donne continuassero nel regno dei morti e che vi fossero condotti da Anubi. In questo misterioso luogo, Osiride valutava le opere compiute dai defunti mentre erano in vita – “pesava il cuore” – e veniva così decisa la destinazione finale dell’anima. Anche tra gli antichi greci, si narrano diverse storie di persone tornate in vita dopo la morte. Pelope, ferocemente smembrato dal padre, fu resuscitato da Zeus che lo resuscitò soffiando lo spirito nelle sue narici. La madre di Dioniso – Semele – dopo essere stata uccisa da Era discese nell’Ade, ossia negli inferi, considerato dai greci l’oscura regione sotterranea abitata dalle anime dei morti. Dioniso, che era quasi un dio, riuscì a scendere nell’Ade, prelevando l’anima della madre e portandola con sé sull’Olimpo. Quando Alessandro Magno diffuse la cultura greca in tutto l’Oriente, si sviluppò la credenza per la quale uomini e donne, opportunamente addestrati, potevano giungere nientemeno che alla visione stessa di Dio. Gli adepti delle “religioni misteriche” – così erano chiamate – commemoravano il ciclo di vita, morte e risveglio che chiunque poteva osservare in natura. Oggi, definiamo tutte queste credenze come mito. Il mito è come la trama di un racconto. Il mito, cioè, è la drammatizzazione di idee, convinzioni o desideri di uomini e donne. La convinzione o il desiderio più importante è certamente la speranza di vivere oltre la morte. Ma cosa significa la parola resurrezione?
II - Cosa significa la parola “resurrezione”? Tante sono le parole della lingua italiana che descrivono il fenomeno del ritorno alla vita dopo la morte, per esempio: rianimazione, resuscitazione, reincarnazione. Queste tre parole indicano il ritorno alla vita dal punto di vista fisico, quando una persona dopo essere “clinicamente morta” torna a vivere normalmente. La “reincarnazione” – a prescindere che se ne condivida o meno l’idea – descriverebbe invece il ritorno alla vita sotto un’altra forma fisica. La parola “resurrezione” appartiene invece ad un orizzonte del tutto diverso e tuttavia complementare al mondo fisico che osserviamo ogni giorno. Ma cosa significa la parola “resurrezione” nella Bibbia? Nella Bibbia, la parola indica sia la sorte che toccherà a tutti gli uomini alla fine del mondo (leggi Giovanni cap. 11, vers. 24), sia la sorte che è toccata a Gesù dopo la crocifissione e morte. Nel Nuovo Testamento – la seconda parte della Bibbia – esistono fondamentalmente due verbi per descrivere la resurrezione: egheiro e anistemi. Si tratta di due sinonimi – ossia due parole con un significato simile o identico – per esprimere l’idea della resurrezione: “qualcuno che, dopo essere morto, si rialza”. La differenza vera non sta nei verbi, ma nel modo in cui possono essere tradotti e compresi nella nostra lingua. Infatti, nei vari tempi e modi in cui i due verbi greci sono coniugati possiamo intendere due cose: è resuscitato dai morti oppure resuscitò dai morti (per esempio in Giovanni cap. 20, vers. 9). Entrambi questi modi di tradurre i verbi della resurrezione descrivono i poli essenziali del mistero della resurrezione di Gesù. Essa, infatti, da un lato è un fenomeno che proviene da Dio (in questo senso va intesa l’espressione “è resuscitato dai morti”) e in modo complementare è un fenomeno il cui soggetto è Gesù stesso (l’espressione “resuscitò dai morti”). Questa precisazione terminologica ci aiuta ad addentrarci nel più grande mistero del Cristianesimo, così come viene descritto nei vangeli.
III - I protagonisti della resurrezione: Dio e Gesù L'evento della resurrezione di Gesù comporta un ineffabile intreccio di concomitanze, ossia di fenomeni che s'intersecano e che provocano qualcosa di straordinario. Il numero di questi fenomeni è (e sarà sempre) imprecisabile, ma il numero dei soggetti è invece preciso: Dio e Gesù. Abbiamo infatti detto che i verbi usati per indicare la resurrezione possono essere tradotti in due modi: è resuscitato dai morti e resuscitò. Il secondo modo è quello più chiaro, perché ha come soggetto lo stesso Gesù. Il primo modo è più sfumato perché può indicare sia Gesù che Dio come soggetti di quanto è accaduto. Il verbo greco corrispondente può infatti essere tradotto in due modi: è resuscitato, ma anche fu resuscitato, a seconda dei modi e dei tempi usati. Diverse sono le implicazioni. Anzitutto che la resurrezione di Gesù è un fenomeno che riguarda l'uomo Gesù e la sua divinità. Gesù, perciò, sarebbe risorto per virtù propria perché era anche Dio. E' impossibile separare questi due soggetti, perché entrambi agirono nella persona di Gesù: uomo e Dio. Che ciò sia vero è dimostrato dal modo in cui Gesù resuscitò. Il fenomeno che si produsse all'interno del sepolcro di Gesù, infatti, non sembra avvenuto all'esterno, ma all'interno dell'involucro di lino con cui era avvolto il suo cadavere senza vita. E' questo il mistero dei misteri di cui parleremo nella prossima puntata.
Quando il sepolcro fu sigillato con la pesante pietra che ne sbarrò l'ingresso - detta dagli antichi ebrei golal - il corpo di Gesù, racchiuso nell'involucro della sindone, fu avvolto dal silenzio e dal buio. Nessuno mai saprà con certezza cosa sia accaduto dentro la tomba di Gesù. Il Vangelo apocrifo di Pietro, scritto nel II sec. a.C., cerca di descrivere questo momento cruciale della storia dell'umanità. E' tuttavia difficile credere a ciò che l'anonimo autore di quel testo ci racconta. Una cosa comunque va detta: gli uomini e le donne del II secolo - come credo e spero noi oggi - erano giustamente tremendamente affascinate dalla questione di ciò che potrebbe essere accaduto durante quei tre giorni. Anche se non soddisfano questa nostra sanissima curiosità, ci offrono tuttavia degli indizi per cercare di cogliere qualcosa del fenomeno o dei fenomeni che si sarebbero prodotti dentro il sepolcro, tra il 7 e il 9 aprile del 30. A tal riguardo, il testo evangelico più illuminante è indubbiamente la trasfigurazione. Il brano, narrato dai tre evangelisti sinottici (Matteo, Marco e Luca), è un piccolo ma straordinario trattato sulla natura della luce che attraversa gli indumenti di Gesù. Essa è paragonata alla luce del sole (Matteo cap. 17, vers. 2), attraversando i vestiti di Gesù li rende candidi, ossia luminosissimi (Matteo cap. 17, vers. 2) ed è di natura pulsante, ossia sfolgorante (Luca cap. 9, vers. 29). Ebbene, le caratteristiche della luce così riportate sono l'interfaccia per un confronto tra il fenomeno della trasfigurazione ed alcune importanti ricerche scientifiche.
Come tutti sappiamo, la luce del sole emette tutta la gamma dei raggi luminosi visibili ed invisibili ad occhio umano. Quelli invisibili sono indubbiamente quelli più interessanti, perché le ricerche scientifiche sulle loro caratteristiche potrebbero rappresentare un materiale assai utile da porre a confronto con la natura della luce descritta nei brani evaneglici della trasfigurazione. Nel mio libro parlo delle ricerche condotte dal gruppo di scienziati dell'ENEA guidati dal dott. Giuseppe Baldacchini. Rimandando il lettore a questo articolo in cui potrà constatare di persona la serietà di questi esperimenti, voglio qui invece soffermarmi sulle conseguenze legate a questo tipo di studi applicati ai vangeli. Come dobbiamo considerare la Bibbia? Solo come un'opera letteraria, con il suo genere, il suo stile, i suoi personaggi e i suoi temi, oppure come un insieme di racconti attraverso i quali è possibile riconoscere fenomeni ed esperienze che possono ripetersi anche oggi e che, soprattutto, possono essere in qualche modo simulate a livello scientifico? Certamente, alcuni racconti non possono essere presi alla lettera - pensiamo per esempio alla creazione (Genesi 1) oppure al brano del libro di Giosuè sul sole (Giosué 10,12-13) - ma in tanti altri ritengo invece che un confronto con la scienza sia invece possibile. Uno di questi casi è, appunto, il brano della Trasfigurazione. Se gli evangelisti dicono che il volto di Gesù brillò come il sole (Matteo cap. 17, vers. 2), significa che gli antichi scrittori della Bibbia paragonarono la luce emessa da Gesù alla luce che vedevano ogni giorno. Certamente, il sole è un simbolo, ossia rappresenta per esempio la regalità e potenza di Gesù, perché però non prendere un po' più sul serio questo paragone? Oggi del sole conosciamo, infatti, molte più cose rispetto a duemila anni fa! Sappiamo che, per esempio, emette tutta la gamma dei raggi luminosi, compresi quelli appartenenti alle regione estreme dell'ultravioletto, che - secondo le ricerche dell'ENEA (invito a leggere l'articolo) - avrebbero provocato la coloritura della parte più superficiale delle fibre di un tessuto di lino come quello della sindone. La luce della trasfigurazione è anche quella del risorto! Si tratta di una pista di ricerca dalle potenzialità davvero enormi per capire meglio la natura di Gesù risorto e di quella dimensione che si cela oltre i confini della morte ...
Gesù fu deposto sulla base rocciosa di una nicchia scavata nella roccia del Golgotha. Probabilmente, il suo cadavere fu steso in posizione orizzontale. Nel mio libro fornisco una traduzione del testo greco di Giovanni 20,7 assai diversa da quella che viene comunemente data nella traduzione italiana dei vangeli (tra parentesi quadre le mie integrazioni): Dopo di lui [ossia di Giovanni] arriva anche Simon Pietro ed entrò nel sepolcro, vide il lenzuolo che giaceva [sulla base della nicchia] e il sudario, che era stato sulla sua testa; [il sudario] non si trovava in una posizione analoga a quella del lenzuolo ma diversa, sebbene fosse arrotolato nello stesso posto [ossia sulla panchina scavata nella roccia]. Se proviamo a capire la posizione dei teli di lino all'interno del sepolcro partendo da questa abile descrizione, potremmo immaginare la seguente scena. Il telo di lino - un unico pezzo che avvolgeva l'intero corpo di Gesù - era disteso sulla base rocciosa e non "per terra" come alcune traduzioni in italiano dicono. Infatti, l'espressione "per terra" è un'indebita aggiunta al testo greco originale. Il telo di lino era "afflosciato" così da poter scorgere sulla sua superficie una protuberanza all'altezza della testa: il sudario che avvolgeva il capo di Gesù e che era sottostante il telo di lino Il sudario era stato "arrotolato" intorno al volto di Gesù, fungendo sia da detergente del sudore che da "mentoniera", ossia da strumento per serrare le mandibole. In questa posizione, gli indumenti funebri di Gesù poterono fare pensare solo ad un'ipotesi: che il corpo di Gesù, trasformatosi radicalmente, abbia attraversato il telo e il sudario senza modificarne la posizione. Giovanni e Pietro ricordarono probabilmente ciò che avevano visto alla trasfigurazione, ossia "una fonte luminosa paragonabile al sole e di natura pulsante" che attraversò non i vestiti di Gesù, ma i tessuti che avvolgevano il suo cadavere. Questa, secondo me, è l'ipotesi più convicente per comprendere cosa sia accaduto dentro il sepolcro di Gesù, durante i tre giorni che trascorsero dal pomeriggio di venerdì 7 aprile del 30. |



